y’know what

Si sono commossi in tanti. Anch’io…

di


Domenica scorsa in atelier abbiamo organizzato l’evento intitolato “Le invisibili”, dedicato alle donne afghane. Siamo stati nel giardino dell’Atelier Cefaly ad ascoltare i racconti di Caterina De Luca di Medici Senza Frontiere. In tanti si sono commossi. Anch’io.


Quando un uomo bianco occidentale vede le invisibili donne orientali…

Con l’ultimo evento siamo arrivati al sesto appuntamento per le attività 2025 dell’Atelier Raimondo Cefaly. Giro di boa. Possiamo ritenerci soddisfatti: le manifestazioni procedono, pare, con la giusta risposta da parte del nostro pubblico abituale e non.

Questo ultimo evento tenuto da Caterina De Luca, ginecologa di Medici Senza Frontiere, ha avuto un impatto emotivo dirompente per quanto mi riguarda. Sinceramente, ascoltandola, mi sono sentito scosso, spiazzato e triste.

Scosso per la violenza con la quale il tema affrontato da Caterina si è scontrato con la mia coscienza; spiazzato perché, diciamoci la verità, certe realtà le viviamo così da lontano che ci appaiono surreali e non le recepiamo pienamente; triste perché, riflettendo sulla condizione delle donne in alcune parti del mondo, mi sono reso conto che c’è ben poco da fare.

Onestamente, da uomo e per l’intero genere, ho provato anche un po’ di vergogna, non lo nascondo. E poi, del resto, sono anche un padre di due figlie femmine, in realtà due donne oramai. “E se le mie figlie dovessero subire tutto questo?” ho pensato. “E se qualcuno violasse o limitasse la loro libertà?” mi sono detto.

Ebbene, Caterina ieri sera ha fatto questo. Ha posto la mia attenzione di fronte a cose che in genere guardo, vedo ma a cui non do il giusto peso. L’ho vista piangere lacrime di altre donne (bambine), donne arrese, donne che vivono nella sola speranza di partorire un figlio maschio… libero.

Perciò, cosa dire? Che cosa si può fare? Iniziamo col dirlo alle nostre sorelle e speriamo che un giorno le Parwana possano volare libere come delle (vere) farfalle.

Credits

L’immagine ribadisce ironicamente il tono del commento rielaborando un frame della sigla di Mister Rogers’ Neighborhood, se non sapete cos’era e com’era, googlatelo o cercatelo su Wikipedia.