
SUBSTORIES
Storie Sommerse // Libri, Racconti, Sogni
issue#02
Letteratura da sbornia medievale: il gigante Margutte
Immaginate un gigante alto quattro metri, dalle sembianze umane ma decisamente fuori misura. Il suo nome è Margutte, vaga per le strade del mondo e ha un solo obiettivo: godersela. Mangia, beve, ride come un forsennato e non ha alcun rispetto per niente. Religioni, filosofie, morale? Roba vecchia. La sua unica bussola è quella dell’istinto, una vitalità sfrenata che lo spinge a soddisfare ogni desiderio della carne senza freni.
Questo gigante sfacciato è frutto della penna di Luigi Pulci, un autore fiorentino del Quattrocento, che lo inserisce nel suo poema Morgante Maggiore: una sorta di minestrone letterario di epica cavalleresca, satira e commedia. Tra le fragorose risate si sente però il terremoto di un’epoca che cambia: il Medioevo saluta, il Rinascimento bussa curioso e affamato di nuove esperienze.
Margutte, fedele al suo spirito sopra le righe, muore nel bel mezzo del poema come solo lui poteva: soffocato dalle risate che non riesce a controllare nel vedere una scimmia – una bertuccia – infilarsi nei suoi enormi stivali. Ride talmente tanto da lasciarci così: stroncato dal divertimento (se non è simbolismo questo non saprei cos’altro lo sia).
Bertucce street vs Bertucce social
E oggi, che destino avrebbe un gigante come Margutte? Beh di bertucce ne abbiamo a frotte, solo che non le vediamo per strada ma stanno su TikTok e Instagram: fanno balletti, cadono dalle sedie, e noi giù a ridere. La nostra dieta mediale è un mix di video spesso assurdi e idioti, un’abbuffata di contenuti che ci tengono incollati allo schermo.
È proprio da questo parallelo brillante (e un tantino inquietante) che parte Mauro Buonocore nella postfazione all’edizione italiana di Divertirsi da morire di Neil Postman. Il gigante che muore – letteralmente – dal ridere è la metafora perfetta per un’epoca, la nostra, che rischia di perdere il senso della misura.
La TV non è solo una scatola luminosa, ma un medium che trasforma tutto in intrattenimento
Nel 1984 Postman ci avvisava: la TV non è solo una scatola luminosa, ma un medium che trasforma tutto in intrattenimento. La politica, l’educazione e l’informazione si riducono a immagini e battute:
“tutto è diventato un’appendice della grande industria dello spettacolo, e nessuno protesta, anzi nemmeno ci bada. Siamo tutti pronti a divertirci da morire”.
Palinsesti distopici
Proviamo ad immaginare l’attuale occupante della Casa Bianca pronunciare una frase del genere:
“sarete convinti che in un’ora e mezzo non mi sarà possibile rispondere dettagliatamente a tutte le cose dette da un uomo abile come il giudice Douglas” (Lincoln, Ottawa 1858).
Oggi al massimo ci aspetteremmo un tweet stizzito e qualche slogan scritto in caps lock. Non è quindi un caso che chi fa politica diventi un personaggio da intrattenimento, o che un personaggio da intrattenimento diventi un politico (come già nel 1984 era accaduto con l’elezione di Ronald Reagan). La gente della civiltà televisiva richiede un «linguaggio facile» sia per l’udito sia per la vista e in certi casi pretende addirittura che venga imposto per legge.
Oggi non è cambiato granché, solo che la TV la portiamo in tasca e il telecomando ce l’ha l’algoritmo. I nuovi media – come i social network e le intelligenze artificiali – sono oggi ciò che la televisione era ieri: strumenti che modificano il contenuto del pensiero stesso e non solo il modo in cui lo trasmettiamo.
Oggi non è cambiato granché, solo che la TV la portiamo in tasca e il telecomando ce l’ha l’algoritmo.
Nel presente odierno, tra sciamani che corrono al Congresso e presidenti che aprono i propri social network, Divertirsi da morire rimane ancora una lettura «profetica, destabilizzante e avvincente come un romanzo distopico»; e in effetti Postman stesso si pone in dialogo con due grandi distopie: 1984 e Il Mondo Nuovo. Perché, diciamocelo, ci sono due modi per distruggere una civiltà: uno è farla soffocare sotto montagne di censura (come in Orwell), l’altro è farla implodere per una risata troppo lunga (e qui, Huxley ci ha davvero visto lungo).
Ecco perché la storia di Pulci risuona ancora: perché incarna un rischio sempre più attuale, quello del morire dal ridere. Margutte, in fondo, è il testimonial ideale del carpe diem compulsivo odierno, solo che si fa esplodere tipo bomba a orologeria: dove più ridi, più si avvicina il botto. Chissà se noi riusciremo a fermare quel ticchettio prima che sia troppo tardi e la bertuccia faccia il suo scherzo esplosivo.
SUBSTORIES è un format a cura di Matteo Falciani, che racconta Storie Sommerse // Libri, Racconti, Sogni
Se ti piacciono le storie sommerse puoi anche scaricarle in pdf e collezionarle.
Download SUBSTORIES issue#02



